Alla fine il dossier è passato come una lettera alla posta davanti all’assemblea dei delegati della FHG. La vendita del Brenscino alla Reka è stata accolta da un’ampia maggioranza e in un clima sereno. Senza sorpresa, la PV ha espresso il proprio scetticismo, anche perché la base aveva espresso più volte il desiderio di conservare la struttura alberghiera. Per la PV il risanamento finanziario è stato tardivo: «Alptransit avrebbe potuto essere un’opportunità per rendere l’albergo competitivo». Amministratore della FHG e capo delle finanze del SEV, Aroldo Cambi ha ammesso il ritardo: «Non appena abbiamo preso atto della necessità di un risanamento, abbiamo agito rapidamente facendo capo pure ad un esperto, con il quale valutare misure mirate, efficaci e sopportabili. Ma da sole non sarebbero bastate. Avremmo infatti dovuto investire diversi milioni di franchi sia nell’infrastruttura, sia nel marketing. Ma questi soldi né la FHG né il SEV li hanno».
Giorgio Tuti: «Non potevamo trovare meglio della Reka»

Giorgio Tuti, ti senti sollevato dalla decisione di vendere il Brenscino?
Sollevato non direi, in quanto era una decisione dovuta e una responsabilità che dovevamo assumerci per tre valide ragioni: la prima è che questa scelta garantirà a lungo termine l’avvenire turistico del Brenscino, dato che continuerà a essere gestito come albergo almeno per due anni dopo il passaggio di mano al 1o gennaio 2017 e solo in seguito verrà trasformato in villaggio di vacanze. Secondariamente, la dovevamo ai nostri membri, che in questo periodo potranno continuare a beneficiare del 20% di sconto come finora. La terza ragione, ma certo non l’ultima per un sindacato come il nostro, è che il personale del Brenscino potrà mantenere il proprio posto di lavoro alle stesse condizioni per almeno questi due anni dopo la vendita.
Aroldo Cambi, era proprio l’unica soluzione? Il SEV non avrebbe potuto continuare con la gestione dell’albergo?
Tutte le nostre analisi ci hanno confermato la necessità di ingenti investimenti nel marketing e per aggiornare le strutture e renderle competitive in un settore come quello turistico, che sta vivendo un grande cambiamento strutturale ed è quindi sottoposto ad un’enorme pressione. Nel 2015 siamo intervenuti energicamente sulla gestione delle spese, ma questi provvedimenti non possono essere sufficienti a medio termine. L’abolizione del tasso minimo dell’euro non ha certo semplificato le cose, dato che nemmeno il Brenscino può sottrarsi alla concorrenza delle strutture appena al di là della frontiera.
G.T.: Dobbiamo anche considerare che i mezzi necessari sarebbero dovuti uscire dalle casse del SEV, procurati dai suoi membri. In quest’epoca in cui anche noi siamo confrontati con l’esigenza di ridurre le spese, queste uscite per mantenere un albergo non sarebbero state condivise dalla nostra base, le cui abitudini di viaggio e di vacanza sono inoltre considerevolmente cambiate negli anni.
Quindi, giocoforza rimettere in discussione la volontà, come altri sindacati, di mantenere un’offerta alberghiera.
G.T.: Si, tutti i sindacati si sono posti e si stanno ponendo la medesima domanda sull’opportunità di avere ancora un’offerta alberghiera. Al SEV, ci siamo resi conto che negli ultimi anni la quota dei pernottamenti dei nostri membri al Brenscino è continuamente calata. Abbiamo quindi dovuto constatare che, se inizialmente i sindacati avevano sviluppato quest’offerta per permettere ai propri membri di partire in vacanza a prezzi accessibili, oggi l’offerta turistica e le esigenze dei nostri membri sono cambiate e che i costi di gestione di un albergo come il Brenscino ne rendono i prezzi poco attraenti per gran parte dei nostri membri.
Membri affezionati ne sentiranno la mancanza...
G.T.: Certo, e li capisco. Diversi membri SEV andavano al Brenscino da bambini e ci tornano come genitori con la famiglia. Anche per questo, abbiamo riflettuto a lungo prima di venderlo, valutando tutti gli aspetti, compreso quello affettivo. Sono però convinto dell’adeguatezza della soluzione, anche per i più affezionati al Brenscino. Ripeto: l’albergo continuerà la sua attività questa stagione e almeno le prossime due, con la stessa impostazione e lo stesso personale. In seguito, sarà trasformato in un villaggio di vacanze della Reka, che non è un’associazione qualunque, ma una che il SEV ha contribuito a fondare, con la quale collabora da anni e di cui riconosce i valori. Difficile quindi trovare una soluzione migliore.
Vivian Bologna
