Mercoledì 4 marzo, ore 6:45: una dozzina di membri del SEV si ritrova sulla Piazza federale a Berna e consegna ai deputati del Consiglio Nazionale e del Consiglio degli Stati delle monete di cioccolato da 5 franchi e un volantino che li esorta a votare contro i tagli nel TRV. Due ore più tardi, il Nazionale e gli Stati hanno deciso di rinunciare a questi tagli proposti dal PAB27.
Il programma di alleggerimento di bilancio 2027 proposto dal Consiglio federale prevedeva tagli nei trasporti pubblici (TP) per un ammontare di 400 milioni di franchi all’anno. Restrizioni di bilancio di tale portata hanno obbligatoriamente un impatto negativo considerevole sui TP, poiché le imprese di trasporto (IT) e i gestori dell’infrastruttura (GI) non sono in grado di compensarli. Tagli di bilancio significano anche abbandono delle infrastrutture e riduzioni dell’offerta, in particolare nelle regioni rurali. A lungo termine, danni irreparabili per i TP.
Il Parlamento ha quindi adottato restrizioni di bilancio di 200 milioni di franchi annuali nei TP, ma ha rinunciato a effettuare tagli nel TRV e ha dimezzato quelli previsti nel FIF. Resta comunque il fatto che, per rispettare nel TRV l’offerta così come è stata pianificata e già pubblicata, il finanziamento promesso rimane scarso, anche se il Parlamento ha aumentato le indennità annuali di 60 milioni di franchi per i prossimi tre anni. In effetti, questo aumento coprirà a malapena un terzo del deficit tra i mezzi messi a disposizione per le indennità del TRV e i bisogni reali in indennità stimati nel 2024 dall’UFT per gli anni 2026–2028. Invece di 3,85 miliardi di franchi, figurano a bilancio solo 3,55 miliardi.
Nel TRV, dunque, persiste un deficit di finanziamento. A ciò si aggiungono 40 milioni di franchi all’anno che mancano perché il Nazionale e gli Stati hanno soppresso anticipatamente il rimborso dell’imposta sugli oli minerali per le IT. Per raggiungere i suoi obiettivi climatici, Berna si fa carico, nel TRV, di una parte dei sovracosti in caso di acquisizione di veicoli dotati di sistemi di propulsione alternativi (non fossili). Tuttavia, questo incentivo è ormai controfinanziato dalla soppressione anticipata del rimborso dell’imposta sugli oli minerali per le imprese del TRV. In chiaro: le IT sono confrontate con oneri supplementari già oggi e non a partire dal 2030.
Per il SEV, è chiaro che la pressione volta a ridurre i costi nel TRV persisterà. «Siamo certo sollevati che il Parlamento abbia corretto una parte delle proposte emesse dal Consiglio federale. Sul lungo termine, tuttavia, questa pressione non è affatto scomparsa», commenta Matthias Hartwich, presidente del SEV. «Questa pressione non deve ripercuotersi sul personale, già allo stremo. Se la pressione aumenta, la classe politica dovrà assumersi la responsabilità delle sue decisioni: dovrà o rinunciare a estendere l’offerta, oppure aumentare le tariffe. Entrambe le opzioni sono negative per una svolta allo stesso tempo ecologica e sociale nel settore dei trasporti. Cercando di risparmiare sulle spalle del personale, si mette in pericolo la pace sociale e si rischia di provocare conflitti massicci nel nostro ramo».
Non più tardi del 2024, accettando alle urne la revisione della legge sul CO₂, il popolo svizzero ha approvato il finanziamento iniziale del trasporto ferroviario transfrontaliero di viaggiatori. Tuttavia, il Parlamento e il Consiglio federale hanno oggi deciso di praticamente sopprimere questo incentivo. Si tratta di 20 milioni di franchi all’anno che mancheranno per estendere l’offerta nel settore dei treni notturni. «Fondamentalmente, il SEV sostiene l’idea di un’offerta sostenibile nel campo dei treni notturni. Nel nostro spirito, sostenibile significa anche che ci siano mezzi finanziari sufficienti per remunerare correttamente il personale che accompagna questi treni. Se il denaro manca, si apre la porta al dumping salariale in seno al personale. E questo, noi non lo vogliamo», dichiara Hartwich.
Che si tratti del Fondo per l’infrastruttura ferroviaria (FIF) o del Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerazione (FOSTRA), si assiste a dei tagli nei contributi. Riguardo al FIF, il Parlamento ha ridotto di due terzi i tagli proposti dal Consiglio federale. Invece di 600 milioni di franchi, sono 200 milioni in meno che verranno versati nel FIF nei prossimi tre anni. A breve termine, questa riduzione può sembrare sopportabile. «Non può però essere questione che manchi improvvisamente il denaro per assicurare il mantenimento della sostanza delle infrastrutture. Non possiamo correre il rischio di ritrovarci nella stessa situazione della Germania dove, per anni, la manutenzione delle infrastrutture è rimasta al punto morto a causa della pressione per ridurre i costi, e dove si è trascurata la sostanza a tal punto da avere conseguenze catastrofiche», prosegue Hartwich.
Al momento della chiusura, nessuno sapeva ancora se vi sarebbe stato un referendum contro il PAB27. Questo sarebbe rischioso per gli interessi del SEV, poiché solo i tagli che richiedono una modifica della legge sarebbero sottoposti a un eventuale referendum. Il denaro per il TRV o i versamenti nel FIF non ne fanno parte, poiché rientrano nelle spese non vincolate, sulle quali il Consiglio federale e il Parlamento decidono in completa autonomia nel loro budget. È per questa ragione che il SEV teme che il Parlamento proceda a riduzioni massicce nelle spese non vincolate, qualora il referendum riuscisse. Ciò potrebbe condurre a tagli radicali sia per il TRV sia per il FIF.
Michael Spahr