Fin dalla prima tavola rotonda, gli autisti e le autiste di autobus hanno delineato il quadro della situazione. Orari prolungati, stanchezza cronica, stress costante, pause insufficienti: le difficoltà descritte rispecchiano quelle che i sindacati denunciano da anni.
Il vissuto della professioneincontra la scienza
«Gli orari non sono più adeguati alla realtà del 2026», ha spiegato Malika Meyrat, autista presso TransN, sottolineando l’impatto sulla vita privata e sul recupero delle energie. René Tercier, con trent’anni di esperienza alle spalle, ha insistito sulla stanchezza mentale: «Bisogna stare attenti a tutto, in ogni momento. Le giornate lunghe e irregolari logorano».

Gilbert D’Alessandro, conducente di autobus presso i TPF e presidente della sottofederazione SEV/VPT, ha sintetizzato la situazione senza mezzi termini: «La logica della riduzione dei costi sta peggiorando le condizioni di lavoro. Tra un servizio e l’altro, a volte restano solo sei o sette ore di sonno effettivo. » Secondo lui, l’attuale legislazione sulla durata del lavoro (LdL) « non è più adeguata alle condizioni reali della professione ». Queste testimonianze hanno dato corpo alle cifre presentate in seguito dal gruppo di lavoro di Unisanté, ricordando che la ricerca TRAPHEAC non è un’indagine astratta, ma un serio studio scientifico di coorte, costruito con e per le persone interessate.
Esaurimento, stress e disturbimuscolo-scheletrici
I risultati relativi all’esaurimento. «Ogni giorno supplementare con un nastro di lavoro superiore alle dieci ore aumenta il rischio di esaurimento del 13% e quello di subire aggressioni del 36%», ha precisato l’esperta. Ciò che preoccupa è che il 13% degli intervistati dichiara di subire aggressioni da parte dei passeggeri ogni giorno e il 44% subisce quotidianamente l’aggressività degli altri utenti della strada.

La presentazione di Viviane Remy ha messo in evidenza il ruolo centrale della gestione dello stress. Il carico di lavoro, le minacce e le paure – in particolare quelle legate alle aggressioni – fanno aumentare notevolmente lo stress professionale. Ma lo studio mostra anche una leva concreta: le pause. «Pause sufficientemente lunghe, in un luogo tranquillo, hanno un chiaro effetto protettivo», ha sottolineato. Tuttavia, solo una minoranza di conducenti dispone di condizioni adeguate per le pause.
I disturbi muscoloscheletrici (DMS) completano il quadro. Dusan Petrovic ha ricordato che il 67% dei partecipanti soffre di dolori al collo e quasi il 60% alla zona lombare, percentuali ben superiori a quelle osservate nella popolazione generale (11%). Vibrazioni, stress e un’ergonomia mal gestita figurano tra i principali fattori di rischio. «Anche le attrezzature moderne possono diventare problematiche se manca il tempo per regolarle correttamente», ha spiegato.
Promesse politiche e aspettative sindacale
Di fronte a queste constatazioni scientificamente comprovate, i rappresentanti delle autorità hanno riconosciuto la gravità della situazione. Martin von Känel, direttore dell’Ufficio federale dei trasporti (UFT), si è detto «colpito dalla profondità delle analisi» e ha ammesso che «gli orari di lavoro e il recupero devono essere presi maggiormente in considerazione». Ha evocato la necessità di un dialogo tripartito e di progetti pilota per migliorare le condizioni di lavoro.

Ma per i sindacati questi impegni rimangono ancora troppo vaghi. Pablo Guarino, vicepresidente del SEV, lo ha ribadito chiaramente: «Questo studio condotto insieme ai ricercatori e alle ricercatrici è fondamentale, perché fornisce una base oggettiva e solida alle nostre rivendicazioni. Ora bisogna passare dalle constatazioni all’azione».
Un altro punto ha fortemente segnato i dibattiti: la questione dell’assenteismo, spesso superiore al 10%. Ciò si traduce in decine di milioni di franchi di denaro pubblico mal spesi a causa dei problemi di salute. Le imprese trarrebbero vantaggio dal migliorare la salute del proprio personale, ad esempio istituendo una riserva retribuita, in grado di alleggerire la pressione sul personale in servizio.
Sono emerse altre preoccupazioni, in particolare i disturbi del sonno e i problemi digestivi o urinari, direttamente collegati agli orari irregolari, alle pause insufficienti e allo squilibrio del ritmo biologico circadiano. Il gruppo di lavoro di Unisanté ha inoltre annunciato uno studio in corso su questi temi.
Il contrasto tra la solidità dei dati TRAPHEAC e la lentezza delle risposte politiche è sorprendente. Come ha sintetizzato un relatore, «investire nella salute del personale deve diventare una priorità al pari degli investimenti nelle infrastrutture».
La mattinata ha quindi confermato una cosa: i problemi sono ormai documentati, quantificati e compresi. La questione non è più se le condizioni di lavoro danneggino la salute degli autisti e delle autiste di autobus, ma quando e come i responsabili politici manterranno le loro promesse. Per il SEV, lo studio TRAPHEAC costituisce una leva importante: uno strumento scientifico solido per trasformare finalmente le constatazioni in miglioramenti concreti.
Yves Sancey