All’apertura del congresso, Danilo Tonina ha detto subito all’inizio: «La digitalizzazione non deve portare alla disumanizzazione. In futuro, dobbiamo anche proteggere i nostri salari e lottare per le condizioni sociali di lavoro, la giustizia e un trattamento equo tra uomini e donne».
Dopo le questioni organizzative e un pensiero per i defunti, il presidente del SEV Giorgio Tuti ha tenuto un appassionato discorso sulle tre sfide attuali e future:
Clima politico globale: l’accordo quadro istituzionale con l’UE è in discussione in Svizzera da quasi un anno. I sindacati lottano soprattutto contro il progetto di rendere più flessibile la protezione dei salari in Svizzera e, per quanto riguarda gli aiuti di Stato, contro la possibilità per la Corte di giustizia europea di prendere decisioni nei ricorsi in situazioni di concorrenza. Se questo accordo fosse adottato così com’è, il SEV lancerebbe un referendum in collaborazione con l’USS!
I salari sono un altro tema centrale di particolare interesse per il SEV. In primo luogo, si tratta della parità salariale tra uomini e donne che, nonostante l’articolo costituzionale e la legge, non viene ancora applicata. «È davvero incredibile che in questo paese, solo perché sei una donna, guadagni meno e hai meno opportunità di un uomo!» esclama Giorgio Tuti, che richiama l’attenzione anche sullo sciopero delle donne del 14 giugno. «Ogni sindacalista ha il dovere di parteciparvi affinché questa vergognosa discriminazione salariale finisca»!
In generale, il presidente riconosce la problematicità dell’erosione del potere d’acquisto in Svizzera causato dal rincaro dei prezzi e da una scarsa evoluzione dei salari. Vanno ad aggiungersi l’onere dell’aumento dei premi di cassa malati e delle casse pensioni. Per questo motivo, il SEV sostiene l’iniziativa di limitare i premi al «10% del reddito familiare».
Anche la situazione pensionistica è difficile, soprattutto per le casse pensioni, le cui nuove rendite sono sempre più basse a causa del costante calo dei tassi di conversione. Il SEV si impegna pertanto a introdurre una 13esima AVS come previsto dal progetto dell’iniziativa USS.
Servizio pubblico: la liberalizzazione ha portato l’Europa alla deregolamentazione. Invece di collaborare, le aziende di trasporto pubblico sono in concorrenza tra loro. Ciò aumenta la pressione sulle condizioni di lavoro e di impiego. E poi c’è anche il problema del lavoro indipendente fittizio e l’aumento del lavoro temporaneo in Svizzera, che attualmente è un tema che interessa le FFS.
La visione 2030 per il trasporto pubblico, resa pubblica cinque anni fa dall’UFT, va nella stessa direzione. Il SEV è stato in grado di bloccare in tempo alcune delle misure previste. Altre sono problematiche, come la condivisione della concessione per il traffico a lunga percorrenza o l’introduzione di autobus a lunga percorrenza. A questo proposito, Giorgio Tuti invia un chiaro messaggio ai politici: «Vogliamo cooperazione e non una concorrenza agguerrita! Questa visione deve essere riscritta, senza concorrenza. Concorrenza che ha finora causato solo situazioni disastrose! Non possiamo tollerare che questa visione venga attuata così com’è»!
SEV: per concludere il suo discorso, Giorgio Tuti ha sottolineato che il SEV ha molti progetti per il futuro; ha ringraziato la base e i suoi 40.000 membri che sostengono quotidianamente il SEV e che ne fanno conoscere il lavoro e la competenza in lungo e in largo. Tuttavia, è necessario reclutare più membri per frenare la tendenza al ribasso. Il caloroso ringraziamento del presidente è stato rivolto anche all’apparato professionale che organizza eventi come questo, gestisce amministrativamente il SEV e negozia i CCL.
Dopo le elezioni (vedi riquadro sotto), Vivian Bologna, responsabile della comunicazione del SEV, ha presentato il Rapporto sociale 2017-18. Ha messo in evidenza le numerose azioni di mobilità degli ultimi due anni, proposte anche attraverso un video.
Anche quest’anno, diverse azioni hanno dato impulso a questo Congresso. Ad esempio, le sottofederazioni che hanno ringraziato con rose bianche l’apparato professionale del SEV per il lavoro quotidiano e il sostegno. Con un’altra azione, le Donne SEV hanno invitato a partecipare allo sciopero delle donne e ad indossare i braccialetti di solidarietà. «Come all’Istituto ornitologico svizzero, tutti dovrebbero essere fasciati», dice Lucie Waser, responsabile per l’uguaglianza al SEV. Infine, la Commissione Giovani si è presentata con una terza azione, chiedendo l’avvento di una società più giusta e sociale e ricordando - con lo slogan «Il futuro siamo noi» - che i giovani sono forti e che devono essere ascoltati.
Come di consueto, i testi di orientamento del SEV sono stati rivisti e adattati secondo necessità (vedi pagina 6), le risoluzioni sono state discusse prima di essere adottate, gli statuti e i regolamenti sono stati rivisti e le proposte discusse (i dettagli sul prossimo numero del giornale in uscita il 27 giugno).
Per concludere, Giorgio Tuti fa la sintesi di queste due giornate, sottolineando la piena riuscita dei festeggiamenti del giubileo, a cui hanno preso parte ospiti illustri. Per quanto riguarda il congresso, si è rallegrato per la qualità delle discussioni e degli interventi. Si è poi congedato dai membri uscenti della commissione di gestione del SEV e ha ringraziato tutti i membri, gli ospiti, i collaboratori e, soprattutto, gli organizzatori del congresso per il loro lavoro professionale.
È spettato al presidente del Comitato SEV Danilo Tonina chiudere ufficialmente l’80esimo Congresso SEV 2019.
Chantal Fischer







































































































































































